Lucky You: tra poker e psicologia


Che la vita di tutti sia ormai diventata frenetica e impegnativa al punto da lasciare a ciascuno davvero pochissimo tempo libero da dedicare ai propri interessi e ai propri hobbies è un fatto risaputo. Stress da iperattivismo, studio, lavoro, spesa, faccende domestiche, amici, famiglia, la necessità di conciliare tante esigenze e pochissimo tempo da dedicare a ciascuna di esse.
Tuttavia, a volte, sarebbe meglio fermarsi e trovare un poco di tempo da dedicare soltanto a se stessi, magari concedendosi una tranquilla serata in casa, guardando un bel film, comodamente seduti sul divano. Ed ecco che, all'improvviso, ci viene in mente quel film che avremmo sempre voluto vedere, di cui abbiamo spesso sentito parlare e che non abbiamo mai avuto il tempo di guardare.
In questi anni c’è molta attenzione verso il poker, le roulette e le slot machine, un mondo di nuove passioni legate al vasto universo dell'intrattenimento online.
Un mondo, quello del poker online, fatto di luci ed ombre. Su di esso una interessante prospettiva ci viene fornita da “Le regole del gioco” (il titolo originale in inglese era “Lucky You”), un film del 2007 diretto da Curtis Hanson che racconta la strana storia di Huck Cheever.
Huck vive la sua vita convinto che il poker, ed in particolare il Texas Hold’em abbia portato suo padre ad abbandonare la madre tanti anni prima, ma poi finisce per diventare anche lui un ottimo giocatore del tavolo verde e, con i primi 10 mila dollari guadagnati, si iscrive al Main Event delle World Series of Poker di Las Vegas, il più importante evento mondiale dedicato a questo gioco.
Qui il destino vorrà che Huck finisca per reincontrare, come avversario, proprio suo padre L.C. Una padre che gli rivelerà un retroscena a lui sconosciuto sui rapporti tra lui e la madre, rapporti che in realtà si erano pacificamente risolti proprio prima che la madre morisse.
Una partita di poker finisce quindi per risolvere complicate dinamiche famigliari non chiarite per decenni, fino al punto che Huck lascia vincere la partita al padre che però verrà sconfitto da un altro avversario nella gara finale del torneo.
Ma questo conterà poco… Il tavolo verde, quasi fosse lo studio di uno psicologo, è stato infatti in grado di riavvicinare un padre ed un figlio andando a chiarire quel “mai detto” che per tanto tempo li aveva tenuti tanto tempo lontani. E, quasi a voler dissimulare il tempo parso, padre e figlio si ritroveranno a giocare a poker come un tempo, l’uno contro l’altro, ma mettendo in palio solo inutili monetine.
Tenendo conto dell'argomento principale del film, sembrerebbe strano ritrovare il racconto dell'evoluzione di complicate dinamiche familiari all'interno di una pellicola che parla di poker, in realtà, tenendo conto anche degli altri  film che trattano il medesimo argomento si può facilmente incontrare il binomio poker e psicologia.

Che dire? Magari guardatelo e postate qui i vostri commenti.

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